Beviamo sempre più vino fuori casa. A guidare la crescita i ‘Millennials’

Crescono i consumi di vino fuori casa. Secondo l’Osservatorio del Vino, il sistema di analisi economica promosso da Unione Italiana Vini, gli italiani tornano ad apprezzare un buon calice quando sono al ristorante o al wine bar. E al volante della crescita ci sono i più giovani.

Vendite, il quadro generale

Secondo i dati presentati nell’ambito del convegno di Wine2Wine da Silvia Zucconi, Coordinatrice Consumer Insight Wine Monitor-Nomisma, i numeri più interessanti riguardano i vini spumanti che, con una crescita in volumi del 5% e in valore del 6,5%, confermano il trend positivo degli ultimi due anni. Ma a dare spinta al vino sul canale Horeca – ovvero la distribuzione nei ristoranti, bar, hotel e catering – non ci sono soltanto le bollicine, che ad oggi rappresentano comunque circa un terzo del totale delle vendite. Anche bianchi e rossi fermi si attestano su valori incoraggianti, rispettivamente con 5,5% e 6,5%.

A riempire sempre più il bicchiere sono soprattutto hotel e catering, con un’impennata di oltre il 10%, poi i ristoranti con più 8,6%. Seguono le enoteche (+6,6%) e i wine bar (+4,4%). Testa di serie nei consumi c’è il Prosecco Doc, bollicina facile da bere ed economica, ma anche gli altri spumanti si mostrano particolarmente vitali.

La bussola per i produttori 

Altri dati interessanti sono quelli riferiti alla composizione delle vendite per tipo di canale. In breve, sono i numeri che possono orientare i produttori nella vendita strategica delle proprie etichette. Ad oggi, come confermato da Silvia Zucconi, “i ristoranti rappresentano la quota più rilevante delle vendite a volume”. In questi esercizi vengono venduti oltre un terzo dei vini rossi fermi, mentre per i bianchi la quota sale a 42%. Gli spumanti, richiesti soprattutto all’aperitivo, vanno forte nei bar e wine bar. Segnali incoraggianti in un mercato che, negli ultimi dieci anni, si è generalmente ristretto, passando dai 48 litri pro-capite del 2006 ai 37 del 2016.

A bere sempre più vino sono i ‘Millennials’

L’indagine di Wine Monitor ha poi analizzato i comportamenti di consumo fuori casa con un questionario effettuato su un campione di 1700 consumatori. Il dato emerso è che sta profondamente cambiando la quota dei cosiddetti “frequent user”, ovvero quelli che consumano vino almeno una volta a settimana. Tra questi i maggiori appassionati di vino sembrano essere i più giovani. I ‘millennials’, ragazzi di età compresa tra 20 e 35 anni, rappresentano circa il 45% del mercato. Seguono i nati tra gli anni ’60 e ’80 con il 35%, infine i ‘baby boomers’ (nati tra i ’40 e ’60) con il 20%. Tutte queste categorie tendono inoltre a preferire etichette della propria regione.

Secondo Paolo CastellettiSegretario Generale Unione Italiana Vini, “i dati annuali del canale on-trade analizzati dall’Osservatorio del Vino mettono in evidenza un sostanziale incremento delle vendite da parte delle imprese vinicole italiane. Un segnale positivo che ci deve stimolare a proseguire nel cammino di sviluppo fino ad ora intrapreso. Auspichiamo che questa ripresa venga accompagnata dalla stabilità di Governo del Paese, indispensabile anche per il riordino del quadro legislativo del comparto a partire dai decreti attuativi del Testo Unico appena approvato in Parlamento, al quale abbiamo lavorato con solerzia e impegno negli ultimi tre anni”.

Tratto da Saperefood.it

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Legge di Bilancio, le misure per il settore agroalimentare

Dopo l’approvazione della Legge di Bilancio, avvenuta mercoledì 7 dicembre prima delle dimissioni del governo Renzi, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha comunicato alcune misure di interesse per il settore agroalimentare contenute nel ddl passato definitivamente al Senato.

I punti principali

Irpef agricola. L’imposta viene abolita per circa 400mila coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali. Uno sgravio che, dopo la cancellazione di Imu e Irap dell’anno scorso, comporta una detassazione complessiva per gli agricoltori di circa 1,3 miliardi di euro in due anni.

Contributi previdenziali per i giovani. Il provvedimento contiene l’esenzione totale dai contributi previdenziali per i primi 3 anni di attività per i nuovi imprenditori agricoli under 40. Per il quarto e il quinto anno è previsto un taglio del 50% e del 60%. La misura è stata estesa già dal 2016 per le zone montane e svantaggiate.

Fondi al settore cerealicolo. Il fondo per il rilancio del comparto dei cereali è stato aumentato di 10 milioni di euro per il biennio 2018-2019, al fine di sostenere l’aumento della qualità del grano italiano e per favorire la conclusione di contratti di filiera che valorizzino il lavoro degli agricoltori.

Compensazione Iva per le carni. Confermato lo stanziamento di 20 milioni di euro per l’aumento della compensazione Iva per le carni bovine al 7,7% e per quelle suine all’8%. La misura ha lo scopo di contrastare la crisi del settore zootecnico.

Agricoltura di precisione. Confermato l’impegno sul Piano Industria 4.0, con l’estensione del superammortamento e iperammortamento anche alle imprese agricole con bilancio e ai contoterzisti per l’acquisto di nuove tecnologie, macchinari e attrezzature.

Spreco alimentare. Incentivi per l’acquisto di beni strumentali per favorire la distribuzione gratuita di generi alimentari e non alimentari per limitare gli sprechi.

Accise sulla birra. Viene diminuita l’aliquota per l’accisa sulla birra, rideterminata da 3,04 euro a 3,02 euro per ettolitro e grado-plato a decorrere dal 1 gennaio 2017.

Credito di imposta agriturismi. Per il biennio 2017-2018 si riconosce un credito d’imposta fino al 65% per la riqualificazione delle strutture ricettive agrituristiche, in modo da incentivare la multifunzionalità e lo sviluppo di questa attività nelle zone rurali.

Pesca: indennità fermo biologico e fondo di solidarietà. Per sostenere il reddito dei lavoratori dipendenti del settore ittico nel periodo di fermo biologico obbligatorio, vengono destinati 11 milioni di euro per il 2017. E’ prevista anche l’istituzione del fondo di solidarietà per la pesca con una dotazione pari a 1 milione di euro per il prossimo anno e che verrà alimentato da contribuzione ordinaria dei datori di lavoro e dei lavoratori.

Fondo bieticolo-saccarifero. Stanziati 5 milioni di euro per incrementare il fondo per la razionalizzazione e la riconversione della produzione bieticola-saccarifera in Italia.

L’approvazione della Legge di Bilancio è stata accolta positivamente dalle associazioni di categoria. Secondo la Coldiretti “con il provvedimento si riconosce il valore strategico dell’agricoltura nelle politiche del Paese, a sostegno della ripresa economica ed occupazionale ma anche per gli effetti positivi sul piano ambientale, paesaggistico e culturale che tutti i cittadini possono apprezzare”. Per il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, si tratta di “un provvedimento che mette in campo misure importanti a supporto del sistema agricolo. Dopo il varo della rinnovata legge di Stabilità ora attendiamo la stabilità politica”.

Tratto da: Saperefood.it

DAL FARBURGER AL TORCOLO PERUGINO FINO ALLA CIALDA DI SANT’ERCOLANO: CON MARILENA BADOLATO ALLA SCOPERTA DI RICETTE ANTICHE

La si potrebbe definire un’antropologa del Gusto, Marilena Badolato, una studiosa di ingredienti e piatti antichi, con la capacità insolita di attualizzarli e farli riscoprire in tutta la loro bontà.

E’ sua l’idea del Farburger, ad esempio, un moderno burger fatto non con la carne ma con il farro. E non con un farro qualunque. Ma con il farro di Monteleone di Spoleto Dop. Un ingrediente antichissimo, dalle caratteristiche morfologiche e nutrizionali peculiari, dovute alla sua coltivazione ininterrotta nel corso dei secoli. Che nel Farburger diventa più moderno che mai. Sia nella forma, tipica del piatto simbolo del fast-food, che nel venire incontro sempre di più alle esigenze di consumatori vegani o vegetariani.

Continuamente alla ricerca di ricette di tanto tempo fa, capaci di raccontare un territorio e la sua storia, a partire dagli ingredienti, Marilena ha ideato anche un torcolo, il dolce tipico della zona di Perugia, dedicato al Perugino e a Fontignano. Il famoso pittore del Rinascimento visse, infatti, i suoi ultimi anni nel borgo umbro al confine con la Toscana dove è tuttora sepolto. In occasione della prima edizione del Palio delle Fonti, in collaborazione con il Comune di Perugia, di cui Fontignano è frazione, Marilena ha pensato e realizzato questo nuovo dolce. Che non poche polemiche ha suscitato, dal momento che a Perugia un altro torcolo è più tradizionale e legato all’affetto dei cittadini: quello del patrono San Costanzo, che il 29 gennaio è tradizione mangiare in tutte le famiglie della città.

C’è stato, in effetti, chi ha provato a dire che il torcolo è solo quello di San Costanzo, appunto, come se ci fosse una sorta di esclusiva. Ma il torcolo è il dolce arrotolato, il toscano ciambellone, con la classica forma a cerchio, il cui nome deriva proprio dal latino torcolum, da torcere. Quindi, può esistere un torcolo al latte, come quello che fanno tutte le mamme e le nonne in casa, un torcolo di San Costanzo, con i suoi canditi colorati e la frutta secca e un torcolo del Perugino.

“Ho immaginato che ci sarà stato un torcolo sulla tavola di Pietro Vannucci (il Perugino, appunto), come sulla nostra oggi, al suo definitivo ritorno in Umbria, dopo tanto girovagare, dopo le tante committenze di regnanti, nobili e papi, ad affrescare chiese -spiega Marilena- Per la ricetta della ciambella ho pensato che gli ingredienti dovessero rispecchiare quell’interesse cinquecentesco verso la verdura e la frutta, soprattutto verso gli agrumi e le preziose arance e le mandorle: nuovi ingredienti e sapori importati dagli Arabi. Ho immaginato che dovesse avere i colori solari della mediterraneità, il nostro olio extra vergine d’oliva,  le farine di antichi cereali.”

Il risultato è stato apprezzato. Adesso chissà se entrerà nella tradizione perugina. Da un patrono all’altro, da San Costanzo a Sant’Ercolano. Ognuno con i suoi dolci tipici. E, appunto, se Costanzo ha il torcolo che simboleggia la corona intorno al suo collo decapitato, ad Ercolano è stata dedicata la cialda, altro prodotto antico, primordiale, simbolo di fede e di sussistenza.

“La cialda -spiega ancora Marilena- vive di un connubio stretto con il suo ferro, che la marca indelebilemente. Cambiano le ricette della cialda, ma non cambia il suo significato: azzima quella primigenia di farina e acqua dell’ostia, consacrata o meno, che i pellegrini portavano con sé lungo il cammino, testimone di fede e mezzo di sostentamento. Oblata, offerta per il viaggio. E poi c’è quella di Sant’Ercolano, che ho pensato con miele e una spruzzata di liquore all’anice, elementi tipici del Mediterraneo e della nostra terra, che riporta sulla superficie l’effige del Santo, lasciata dal ferro caldo. Tutte le cialde -prosegue Marilena- prevedono tra gli ingredienti i semi di anice, ma ho voluto inserire il Mistrà, il liquore all’anice storico che un tempo si trovava in tutte le famiglie perugine al posto dei semi, proprio per dare un ulteriore tocco di peruginità alla cialda”.

Niente è lasciato al caso, dunque, nelle ricette che Marilena elabora, sperimentate e messe a punto con attenzione ad ogni minimo dettaglio finché il risultato non è perfetto. Assaggiare i piatti da lei studiati non è solo una questione di palato e di benessere, ma un vero e proprio viaggio nel tempo, nella storia e nel territorio. In una parola: è cultura.

www.marilenabadolato.it

Tutela del territorio e monumentalizzazione del paesaggio con i Borghi più belli d’Italia

Si è svolto nella giornata conclusiva del Salone del Turismo Rurale di Città di Castello, domenica 11 settembre, il convegno organizzato da I Borghi più belli d’Italia dell’Umbria, che ha voluto essere un momento di riflessione ma anche di impegno futuro verso un’ulteriore valorizzazione e tutela del paesaggio storico rurale, quale elemento identitario unico e attrattivo per il turista.

“Scoprire il paesaggio dalle mure dei borghi -ha detto il presidente dei Borghi più belli d’Italia, Fiorello Primi, in avvio di convegno- rappresenta per il turista un plus che solo i nostri borghi possono offrire e che li rende unici. Per questo è fondamentale tutelare il paesaggio rurale che ci circonda.”

Proprio questa è stata la sfida lanciata dall’associazione, nel voler essere partecipi e protagonisti di questa prospettiva di sviluppo del turismo, soprattutto nell’ambito regionale umbro. Alla quale, peraltro, i Borghi hanno già cominciato a lavorare con il progetto I paesaggi più belli d’Italia, volto proprio alla monumentalizzazione dei paesaggi stessi. “Il nostro obiettivo -ha spiegato Antonio Luna, coordinatore regionale dei borghi umbri- è di creare un turismo del paesaggio. Il turista di oggi è maturo per questo e, attraverso criteri oggettivi, vorremmo identificare i paesaggi più belli d’Italia per rafforzare ancora di più l’attrattiva dei nostri borghi. Le mura, in questa prospettiva, non sono più quindi elemento di cesura tra la città e la campagna, ma piuttosto, punti di osservazione privilegiati e di partenza di itinerari ed esperienze uniche per il visitatore.”

Un motivo in più, dunque, per la tutela del paesaggio rurale, finora così frammentata da risultare quasi inesistente. Per questo il Ministero delle Politiche agricole ha voluto creare un vero e proprio Registro nazionale dei paesaggi rurali storici, punto di partenza di progetti e attività che salvaguardino l’identità territoriale come elemento di unicità e risorsa economica, sociale, turistica. “Nel tempo le nostre campagne si sono progressivamente spopolate -ha spiegato il Prof. Agnoletti, coordinatore scientifico dell’Osservatorio dei paesaggi rurali storici, che ha messo a punto il Registro- e si è rischiato di perdere l’unicità di quei territori insieme alle produzioni agricole che li caratterizzavano da sempre, che invece, erano elementi di competitività e di attrazione anche nel settore turistico.”

Oggi, quindi, diventa indispensabile mantenere e se necessario recuperare tali caratteristiche uniche, rafforzare il rapporto tra territorio e produzioni tipiche locali, che significa una produzione agricola identitaria e sostenibile, che insieme alla qualità ambientale e alla qualità della vita sono la ricchezza del territorio nazionale. “Siamo consapevoli che la ricchezza dell’Umbria è l’Umbria stessa -ha sostenuto l’Assessore all’Agricoltura e alla Cultura della Regione dell’Umbria Fernanda Cecchini, nel suo intervento al convegno- del resto, da noi, i beni culturali sono diffusi capillarmente sull’intero territorio. Non è un caso che i nostri borghi rappresentino un pacchetto turistico sempre più richiesto dai turisti. Eppure -ha sottolineato-non è facile il rapporto con il paesaggio perché questo è continuamente in evoluzione”. Tuttavia, un confronto sul tema e di riflessione tra diversi soggetti regionali è stato avviato al Salone, con l’impegno dell’assessore a creare un momento di dialogo per individuare misure comuni di salvaguardia del paesaggio rurale della regione.

Infine, un invito ai Borghi a mantenere l’autenticità della vita quotidiana che tanto attrae il turista è venuto dal Direttore Generale dell’Enit, Giovanni Bastianelli. “Dobbiamo imparare a raccontare meglio la grande ricchezza che abbiamo -ha concluso Bastianelli- e a commercializzarla adeguatamente, senza limitarci a promuoverla.” E’ anche con questi obiettivi che nei giorni scorsi Enit e Borghi più belli d’Italia hanno firmato un protocollo d’intesa per far conoscere i Borghi all’estero, con tutto il ricco patrimonio che li contraddistingue.

Drone It Better, l’agricoltura con i droni. Conferenza e workshop all’Istituto Agrario di Todi

Una giornata di conferenze e workshop gratuiti per approfondire il tema dell’agricoltura di precisione attraverso i droni. Si svolgerà sabato 24 settembre, a partire dalle 8.30, presso l’Istituto Agrario di Todi (Viale Montecristo, 3).

I piccoli droni sono una tecnologia di grande successo e in rapida diffusione: bassi costi e semplicità di pilotaggio ne promuovono l’impiego in un’ampia gamma di attività, tra le quali la fotografia e le ispezioni degli  impianti agricoli e industriali. Nonostante il successo tra gli addetti del settore, la concreta natura dei droni rimane ancora sconosciuta ai più, perché spesso i mezzi di comunicazione tendono a presentarli come “fenomeno di colore”, enfatizzando l’originalità del mezzo rispetto alle vere opportunità tecniche ed economiche che possono garantire. Drone It Better intende raccontare cosa possono fare veramente i droni, come vanno usati per non far danno a se stessi o agli altri e i risvolti di natura tecnico-legale nel loro impiego.

L’approfondimento su Saperefood.it

L’iniziativa è promossa da ASSORPAS, l’associazione nazionale che rappresenta la filiera  italiana dei droni (costruttori ed operatori) e che rappresenta il settore in Confindustria.

Programma dei lavori:

Nella mattinata del 24 settembre, dalle 8:30 alle 13, si terranno gli interventi di carattere divulgativo in cui sarà spiegato cos’è un drone, a cosa serve e come deve essere impiegato nel rispetto delle normative vigenti. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 16:30, si svolgeranno in contemporanea 4 workshop per tecnici del settore, con lezioni di 90 minuti sulle regole del volo. Per i workshop pomeridiani è richiesta la registrazione.

I dettagli a questo link: http://droneitbetter.com/index.html#programma

ECO NATURA, SALONE DEL TURISMO RURALE A CITTA’ DI CASTELLO DAL 9 ALL’11 SETTEMBRE 2016

Un intero padiglione della Fiera di Città di Castello, in provincia di Perugia, dal 9 all’11 settembre prossimo, in occasione dell’edizione 2016 della Fiera nazionale del Cavallo e del Turismo Equestre, sarà dedicata al Salone del Turismo Rurale ed Eco Natura, sotto l’egida dell’Unesco, che ha dato il suo patrocinio all’evento insieme alla Regione dell’Umbria e alle principali associazioni di settore.

Come diverse ricerche recenti evidenziano, la domanda di un turismo non solo sostenibile, ma legato strettamente al mondo rurale e alla natura è in crescita costante e continua. Si tratta di una vacanza esperienziale ricca di motivazioni, dalla ricerca del benessere e di un’elevata qualità della tavola -che sia anche slow, lontana dai ritmi di tutti i giorni- allo sport all’aria aperta e al relax nel verde.

Se, nel mondo, circa il 78% dei viaggiatori considera importante l’attenzione all’ambiente e in Europa una persona su tre preferisce il turismo sostenibile, anche gli italiani sono in linea con questo trend, preferendo sempre più un turismo all’aria aperta, sinonimo di salute, qualità della vita e sostenibilità ambientale.

Per questo, dal 9 all’11 settembre, strutture ricettive e operatori turistici che operano nell’ambito rurale di qualità avranno a Città di Castello un’opportunità in più di visibilità e di incontro con Tour Operator specializzati, associazioni sportive e di territorio, stampa di settore ed esperti. Il pubblico che visiterà il Salone, dal canto suo, potrà conoscere da vicino piccole e grandi realtà turistiche rurali, approfondire i temi di interesse e farsi cucire addosso pacchetti ad hoc “amici dell’ambiente e della natura”.

La collocazione del Salone del Turismo Responsabile all’interno della Fiera Nazionale del Cavallo, manifestazione ormai consolidata con le sue oltre 50mila presenze nell’ultima edizione, punta a creare una sinergia tra le due manifestazioni, finalizzata a cogliere opportunità reciproche per gli espositori così come per i visitatori e a farne una delle manifestazioni più accreditate del centro Italia, dove la qualità della vita e l’attenzione all’ambiente sono da sempre prioritari.

www.turismorurale.info

La salsiccia del benessere dall’Umbria, patria della norcineria

In Umbria è nata  la “salsiccia del benessere”. Per far fronte ai pericoli dell’eccessivo consumo di sale e dimostrare che è possibile coniugare gusto e salute, dall’Umbria è partito il progetto della “salsiccia del ben..essere”, un’iniziativa realizzata nell’ambito del programma di studio ed educazione alimentare “Città del ben…essere”, nato a Gubbio dalla collaborazione della Usl Umbria 1 con il centro studi nutrizione umana (Ce.S.N.U) con il patrocinio dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi).  In Italia il consumo giornaliero di sale è almeno il doppio rispetto a quanto raccomandato dall’Oms, cioè fino a 5 grammi (più o meno un cucchiaino da tè), corrispondenti a circa 2 grammi di sodio. E poiché è dimostrato che il sale da cucina (o cloruro di sodio) favorisce l’aumento della pressione arteriosa, principale causa di infarto e ictus, calcolosi renale, osteoporosi e alcuni tumori (in particolare quello allo stomaco), anche in Italia da alcuni anni, come in altri Paesi europei, sono state avviate iniziative per ridurre il sale negli alimenti.

Considerato che il pane è uno degli elementi che porta a un maggiore consumo di sodio nell’arco della giornata (una sola fetta ne apporta circa 0,15 grammi), in Italia la prima strategia per la riduzione del sodio è partita dal pane meno salato.

“La strategia adottata a livello nazionale – sottolinea il coordinatore del progetto Guido Monacelli, medico nutrizionista della USL Umbria 1 e presidente regionale Adi – avrebbe tuttavia una limitata efficacia in regioni come l’Umbria, dove il pane è storicamente ‘sciapo’ e prevale invece il consumo di altri alimenti tipici della tradizione e della gastronomia regionale ad alto contenuto di sale; per questo si è deciso di intervenire sulla produzione di salumi ed anche di formaggi (quest’ultimi ancora in fase sperimentale) con la convinzione di poter ribaltare il luogo comune secondo cui il prodotto tipico è buono ma fa male”.

L’iniziativa, che ha comportato una attenta rivisitazione scientifica e tecnologica della produzione dei salumi, è partita dall’Alto Chiascio, grazie alla collaborazione di alcune aziende locali, dove vengono regolarmente prodotti salumi caratterizzati da riduzione del 35% della quantità di sale, uso esclusivo di sale iodato per contrastare le patologie tiroidee, aromatizzazione che privilegia il finocchio e il peperoncino a scapito del pepe, utilizzo di tagli magri (con diminuzione dell’apporto calorico e dei grassi saturi) e assoluta assenza di conservanti. Per mettere in evidenza questo ed altri temi nutrizionali di forte impatto sul benessere della popolazione generale e sulla sanità pubblica, il 3 settembre  a Gubbio si svolgerà la marcia della pace alimentare, percorrendo un tratto del “Sentiero di Francesco”, il pellegrinaggio organizzato dalle Diocesi di Assisi e Gubbio.

Leggi anche l’approfondimento di Saperefood.it.